Il lavoro analizza il rapporto tra capitale di rischio e crescita economica in Italia e in Europa, muovendo da un paradosso: le famiglie italiane detengono oltre 6.000 miliardi di euro di attività finanziarie – di cui circa 1.600 di liquidità inattiva sui conti correnti – ma destinano alle azioni quotate di imprese italiane appena 40 miliardi. Attraverso l’analisi dei fattori di offerta e di domanda sui mercati dei capitali, degli strumenti di policy nazionali ed europei e del nuovo quadro della Savings and Investments Union, il lavoro individua nell’instabilità normativa, in un impegno limitato degli investitori istituzionali e nel deficit di educazione finanziaria i principali freni strutturali, e qualifica la consulenza finanziaria di valore come fonte di esternalità positive di sistema. Su queste basi, vengono avanzate tre proposte per allargare la base degli investitori nel capitale di rischio: il micro-risparmio automatico generabile in modo volontario dai consumi, un nuovo meccanismo di stimolo alla previdenza integrativa – il fondo di «cash forward» – e una dote di investimento assegnata agli studenti universitari.
Lo studio fornisce un quadro organico e comparato dei vari incentivi al risparmio e dei modi per incanalarlo verso il finanziamento delle imprese; offre proposte e spunti di riflessione per attivare misure concrete di policy; rappresenta una guida per i consulenti che vogliono evolvere verso una consulenza finanziaria di valore.
