L’intervento pubblico nelle cosiddette economie di mercato è stato considerato per lunghi anni con diffidenza per gli effetti negativi sulla concorrenza. Il nuovo contesto geo-politico e post Covid-19 impone di sviluppare un’offerta di beni pubblici molto più ampia. Fa il punto della situazione con riferimento all’Europa questo numero di EI, curato da Sergio De Nardis e Valentina Meliciani della Luiss.
Il modello macroeconomico europeo non dovrebbe essere più dipendente dal traino di un mondo insicuro ma trovare il nuovo motore nella domanda interna del continente e nel pieno sviluppo del suo mercato domestico. Transizione verde, tecnologie digitali, competitività, sicurezza economica e militare divengono quindi i molteplici fronti verso cui orientare il ritorno della politica industriale in Europa.
Le politiche industriali devono contribuire a innalzare la frontiera tecnologica europea, attraverso la promozione della digitalizzazione, per cercare di recuperare il gap di produttività con Usa e Cina. In questo schema, mercato unico dei capitali ed espansione della finanza per l’innovazione sono passi indispensabili per un percorso che potrebbe prospettarsi non breve e incerto negli esiti.
I contributi raccolti in questo volume, nel loro insieme, delineano un quadro organico della complessa posta in gioco. Fabrizio Onida ricostruisce la traiettoria storica della politica industriale europea tra l’attenzione alla salvaguardia della concorrenza e del mercato unico e l’esigenza di accrescere gli investimenti in innovazione e stimolare la produttività e sottolinea il ruolo strategico dei progetti tra pubblico e privato e degli IPCEI. Simone Vannuccini raccomanda di non cadere nella falsa dicotomia tra politica industriale e concorrenza, ma di disegnare una politica industriale pro-competitiva, fondata sulla produzione di beni pubblici europei — infrastrutture, standard, regolazione, capacità fiscale comune. Secondo Paolo Guerrieri e Pier Carlo Padoan, la politica industriale europea non può più essere letta solo in chiave economica, ma va integrata con le esigenze di sicurezza e con gli obiettivi della transizione verde e digitale. La domanda interna va rilanciata attraverso investimenti comuni, il pieno dispiegamento del mercato unico; cruciale è il tema delle risorse comuni. Anna Giunta e Marianna Mantuano si focalizzano sulla digitalizzazione delle imprese italiane. Tre i fattori critici individuati: polarizzazione crescente tra poche imprese digitalmente avanzate e un’ampia popolazione di piccole imprese confinate a tecnologie di base; insufficienti capacità manageriali per l’adozione delle tecnologie; politiche pubbliche instabili e proceduralmente complesse.
Come concludono gli editor, “il ritorno della politica industriale è l’esito obbligato di un mondo in cui sicurezza, sostenibilità e competitività tendono a sovrapporsi e a condizionarsi reciprocamente… una politica industriale europea efficace non deve mai rinunciare alla propria vocazione pro-concorrenziale, evitando derive protezionistiche e assicurando che gli interventi pubblici rafforzino e non indeboliscano la dinamica competitiva”.
Arricchisce questo numero il contributo di Ignazio Visco, Un sostenibile “lungo periodo”? Sfide e prospettive per l’Italia di domani, che riflette sulle conseguenze di lungo periodo e sulla sostenibilità sociale ed economica delle tendenze in atto su tre fronti: tecnologia, ambiente e demografia. Seguono tre riflessioni sul sistema dei servizi di Carlo Sangalli, Alberto F. Pozzolo, Alberto Petrucci e una sul Tax Control Framework – Adempimento collaborativo di Riccardo Gabrielli e Lia G. Reitano.
